Le batterie agli ioni di litio dominano l'accumulo elettrochimico ma non coprono economicamente le durate oltre le 4-6 ore. Per bilanciare reti sempre più rinnovabili serve un secondo livello di storage, capace di scaricare per 8-24 ore o più. Il long-duration energy storage è uscito dalla nicchia ed è diventato un capitolo a sé della transizione.
Le tecnologie in gara sono diverse. Form Energy, fondata negli Stati Uniti da ex Tesla e ricercatori del MIT, scommette sulla chimica ferro-aria per durate fino a 100 ore. L'italiana Energy Dome usa CO2 liquida per impianti da 8-24 ore già in scala commerciale. Energy Vault sviluppa storage gravitazionale, Malta sui sali fusi, Hydrostor sull'aria compressa in caverne.
Il punto comune è la materia prima: questi sistemi usano materiali abbondanti e non critici, slegandosi dalla filiera litio-cobalto. Il punto di rottura sarà commerciale, non tecnologico — quanto velocemente le utility europee e americane firmeranno PPA strutturati su queste tecnologie e a che prezzo per kWh consegnato.