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Plant-based: dopo l'hype, il mercato impara la disciplina industriale

Vendite in calo in Europa e USA, listini razionalizzati, focus sui prodotti che funzionano davvero al palato. La fase 2.0 del plant-based premia chi industrializza.

XL

Xiaomeng Liu

3 Aprile 2026 · 5 min di lettura

Plant-based: dopo l'hype, il mercato impara la disciplina industriale

La prima ondata del plant-based — quella che tra il 2019 e il 2021 ha portato in Borsa Beyond Meat e Oatly e moltiplicato le referenze nei supermercati — è alle spalle. Le vendite di carne vegetale negli Stati Uniti sono in calo da quattro anni consecutivi secondo i dati Circana, e in diversi mercati europei lo scaffale si sta sfoltendo.

Le ragioni sono note: prezzi mediamente più alti dei prodotti animali, profilo sensoriale ancora migliorabile, percezione di prodotto ultra-processato. La risposta dell'industria è una fase di disciplina: meno SKU, più investimenti su gusto e clean label, focus sulle categorie dove il plant-based funziona davvero (latte vegetale, panna, alternative al pesce per ricette).

Il segnale arriva anche dai capitali: i round per nuove startup plant-based sono crollati rispetto al picco 2021, mentre tengono i finanziamenti per fermentazione di precisione e ingredienti funzionali. Vince chi industrializza con margini sostenibili — non più chi cresce a tutti i costi.

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